La prima pizza di Sharm, anno 1996

Ho passato tre settimane a incrociare testimonianze orali per scrivere questo pezzo. La storia della prima pizza italiana fatta a Sharm non è documentata in nessun libro. È materia di ricordi, di conversazioni al bancone, di aneddoti raccontati dai veterani del settore. Per quello che è stato possibile ricostruire, la versione più accreditata è questa.

Il contesto

1996. Sharm El Sheikh è ancora una città in costruzione. Il turismo esiste ma è molto meno massificato di oggi. Ci sono una dozzina di grandi hotel, alcuni villaggi, qualche ristorante. La cucina che si propone ai turisti è “internazionale” — un qualcosa di indefinito che cerca di accontentare tutti e finisce per non accontentare nessuno. L’idea che esista una “pizza italiana” come categoria autonoma non è ancora arrivata.

Il pioniere

Le testimonianze concordano su un nome: un pizzaiolo napoletano di cui non è stato possibile recuperare il cognome completo (“Vincenzo” o “Enzo”, a seconda della testimonianza) che arriva a Sharm nel 1995 come consulente per l’apertura di un villaggio turistico italiano. Porta con sé l’esperienza di una pizzeria di famiglia di Pozzuoli. Porta anche un forno a legna in mattoni, disassemblato, trasportato via nave fino ad Alessandria, poi via camion fino a Sharm attraverso quasi 700 km di deserto.

Il forno

L’installazione del forno è stato il primo problema. I mattoni refrattari originali avevano subito piccoli danni nel trasporto. Il pizzaiolo ha dovuto affiancarsi a un muratore locale — un certo Abdel Karim, la cui famiglia gestiva una piccola ditta edile a Sharm El Maya — per completare la costruzione. Abdel Karim non aveva mai visto un forno a legna per pizza. Secondo le testimonianze, ci sono voluti dieci giorni e tre tentativi fallimentari (un forno che non scaldava, uno che perdeva calore, uno che aveva l’apertura sbagliata) prima di farlo funzionare correttamente.

La prima pizza servita

La data esatta non è accertata. La versione più ripetuta parla dell’estate 1996, mese di luglio. Cliente: un gruppo di turisti italiani del villaggio. Pizza: una margherita classica. Sopravvive un aneddoto: il pizzaiolo, mentre la pizza cuoceva, sarebbe uscito dalla cucina per fumare una sigaretta sul retro. Al suo rientro, la pizza era bruciata. Ha dovuto ricominciare. Questa seconda pizza è quella considerata “la prima pizza italiana di Sharm servita a un cliente pagante”.

Che fine ha fatto il pioniere

Il pizzaiolo è rimasto a Sharm circa tre anni. Nel 1999 è tornato in Italia (le testimonianze non concordano sul perché: malattia di un familiare secondo alcuni, “incompatibilità con il clima” secondo altri). Non si hanno più sue notizie. Il forno che aveva costruito è rimasto in funzione per altri sette o otto anni, fino a quando il villaggio ha ristrutturato la cucina nel 2006-2007 e il forno è stato dismesso.

La discendenza

Un dettaglio interessante: il muratore Abdel Karim, che aveva aiutato a costruire il forno, negli anni successivi ha costruito altri tre forni a legna per pizza a Sharm — “imparando il mestiere” da quell’unico primo lavoro. La sua bottega, attiva fino ai primi anni 2010, è stata una delle poche in Egitto specializzate in forni per pizza italiana. Uno dei suoi figli, sentito telefonicamente, conferma: “Mio padre parlava spesso di quel primo forno. Diceva che l’italiano era un tipo preciso, ma che avevano imparato insieme.”

Quanto ci siamo persi

Oggi a Sharm ci sono almeno venti pizzerie italiane o che si dichiarano tali. Quindici forni a legna in funzione. Una comunità di pizzaioli che si incontra, si scambia lievito madre, si aiuta quando finiscono gli ingredienti. Un’industria da milioni di sterline egiziane all’anno. Tutto questo nasce, secondo quanto ricostruito, da una pizza bruciata per una sigaretta e una seconda pizza fatta di fretta per un gruppo di italiani affamati nell’estate del 1996. La Storia, a volte, parte da poco.

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