Le famiglie miste e la seconda generazione

Karim ha nove anni, occhi verdi da sua madre di Treviso, capelli scuri da suo padre di Alessandria d’Egitto. Al mattino fa colazione con cereali importati dall’Italia e tè egiziano. A scuola parla inglese. A casa parla italiano con mamma e arabo con papà. Il venerdì sera, se sono a casa dai nonni paterni, mangia koshari. La domenica, se sono a casa dalla mamma, mangiano tagliatelle al ragù. Karim è uno dei circa duecento bambini italo-egiziani di Sharm. La loro esistenza è la firma più autentica di una città che ha visto nascere una comunità.

Come nascono

Le coppie miste italo-egiziane di Sharm si formano prevalentemente in tre contesti: lavoro turistico (animatrici italiane sposate con baristi egiziani, istruttori diving che si incontrano tra colleghi), residenza prolungata (italiane che vivono a Sharm per anni e incontrano partner egiziani nella comunità), matrimoni organizzati attraverso famiglie estese (in minima parte, prevalentemente nelle famiglie italo-egiziane già di seconda generazione).

Le sfide iniziali

La prima sfida di una coppia mista è spesso burocratica. Matrimonio misto italo-egiziano significa: consolato italiano, autorizzazioni egiziane, documenti tradotti, contratti di matrimonio secondo rito islamico (se uno dei due è musulmano), eventuale atto di battesimo cattolico (se si vuole), registrazione nei due paesi di residenza dei genitori. Un percorso che può durare mesi e costare qualche centinaio di euro.

La seconda sfida è linguistica. Il partner che non parla la lingua dell’altro deve impararla o comunicano in inglese. La maggior parte delle coppie miste di Sharm che conosco parlano tre lingue a rotazione: italiano, arabo e inglese “di appoggio”. I figli, da un certo momento, le padroneggiano meglio dei genitori.

Crescere trilingue

I bambini italo-egiziani di Sharm hanno quasi tutti almeno due lingue madrelingua: italiano e arabo. Molti, scolarizzati in scuole internazionali dove si parla inglese, ne hanno una terza quasi nativa. Gli studi linguistici mostrano che i bambini trilingue dalla nascita sviluppano una flessibilità mentale superiore alla media, con leggero ritardo nello sviluppo vocabolario di ciascuna lingua individualmente nei primi anni, ma con piena parità entro i 10-12 anni.

Ho parlato con tre madri italiane di Sharm di bambini tra 7 e 14 anni. Le loro osservazioni convergono: i bambini “traducono” continuamente tra genitori, amici, nonni. La cosa più sorprendente — secondo una madre — è la naturalezza con cui i figli passano tra contesti culturali diversi senza sentire conflitto. “Mio figlio — racconta — a una festa italiana sa come comportarsi, a una festa egiziana sa come comportarsi. È la stessa persona, ma sono due mondi completamente diversi. Ci è entrato naturalmente.”

I riti del cibo

Il cibo è il territorio più visibile della mescolanza. Nelle case italo-egiziane di Sharm si è sviluppata una cucina familiare originale — non la fusione dei ristoranti, ma quella quotidiana: pasta con sugo che usa pomodoro locale (diverso dal san marzano), ragù con spezie leggere “alla egiziana”, riso e pollo “all’italiana” con rosmarino, koshari con sugo di pomodoro fresco. Ogni famiglia ha sviluppato il suo menù ibrido. Nessun libro di cucina lo ha ancora codificato.

L’identità ricca

Quando i figli di queste famiglie crescono, spesso si confrontano con la domanda: “sono italiano o egiziano?”. La risposta più comune che ho sentito — dalle stesse bocche dei ragazzi — è “tutte e due, ma diverso”. Non cinquanta-cinquanta. Cento italiano quando è in Italia, cento egiziano quando è al Cairo, qualcosa di terzo quando è a Sharm. La loro è un’identità stratificata, non divisa.

Il valore per la comunità

Questi giovani italo-egiziani, quando diventano adulti, sono naturalmente i migliori ponti interculturali. Alcuni di loro lavorano nel turismo a Sharm come figure chiave: rappresentanti di tour operator, consulenti legali per italiani in Egitto, traduttori professionali. Il loro capitale culturale è unico — impossibile da replicare se non si è cresciuti così.

Il futuro

La prossima generazione, i figli dei figli, probabilmente non sarà più “italo-egiziana” nello stesso modo. Saranno egiziani con nonni italiani, o italiani con nonni egiziani, o metà e metà secondo dove nascono. L’intensità della doppia appartenenza tende a diluirsi con le generazioni. Ma gli italo-egiziani di oggi, nati tra il 2000 e il 2020, costituiranno nei prossimi decenni una classe di ex ponti culturali italo-arabi che nessuna altra città mediterranea ha prodotto in questi numeri.

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